A ruota libera | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
non se ne può più
03:23, 5 September 2008
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È da domenica scorsa che ‘il tifo violento’ è tornato alla ribalta delle cronache, e si continua a parlare, parlare, parlare, parlare…. Allora anche io voglio dire la mia. Mi chiedevo in quanti, e quali, paesi d’europa, la scorsa domenica, sarebbe stato fatto partire il treno rubato dagli pseudo tifosi del napoli. Si ricomincia a parlare di ‘ultras’. Di trasferte vietate. Vogliamo allora parlare di ‘sconfitta dello Stato’? Lo Stato ha perso, signori. È facile vietare. Certo. Togliere il giocattolo al bambino che è stato cattivo. Poco importa se la punizione è collettiva e ad andarci di mezzo è la gente comune. Mi riferisco sia ai passeggeri del treno che sono stati ‘sgomberati’ seppure in possesso di regolare titolo di viaggio, sia ai tifosi veri che si vedono negare un diritto costituzionalmente garantito a causa di un pugno di facinorosi. È toccato, come forse prevedibile visto il calendario del campionato, ai napoletani. Toccherà, in futuro ad altri. In questo post il mio scopo è quello di cercare di raccontare, a parole mie e sulla base della mia personale esperienza, come funzionano determinate dinamiche. Gli “ULTRA’” NON sono TEPPISTI e i TEPPISTI NON sono ULTRA’. Se prendete in mano il dizionario dei sinonimi e dei contrari potrete facilmente rendervi conto che le due parole NON sono sinonimi. Gli ULTRA’ (senza S. così si chiamano da noi) sono TIFOSERIA ORGANIZZATA. Sempre dal dizionario alla voce ‘violenza’ non trovo riferimenti alla tifoseria organizzata; ne deduco, di conseguenza, che tifoseria organizzata non sia sinonimo di violenza. Forse, anzi, vi sfugge che molti gruppi ultrà abbiano organizzato varie iniziative benefiche, quali raccolte fondi da destinare all’acquisto di macchinari offerti in dono ad ospedali, campagne contro la droga,… anche contro la violenza. Io, ora, non riesco ad offrirvi ‘prove’ di quanto dico perché non ho modo (e tempo) di andare a cercare i riscontri oggettivi, ma vi garantisco che è così e se avete voglia, perdete un po’ di tempo e controllate. Gli ultrà hanno a cuore le sorti della squadra che amano e di cui si sentono parte. Per questo evitano di intercorrere in comportamenti che possano essere direttamente o indirettamente lesivi alla società di calcio cui tengono Gli ultrà sostengono la squadra mediante coreografie, cori, striscioni e quant’altro possa essere utile a fornire supporto ai giocatori in campo. Il calcio è bello perché sport popolare, perché è seguito da miliardi di appassionati nel mondo e il bello del gioco sta anche nella cornice di pubblico. Nel quadro. Nei colori e nei cori. Provate a guardare, anche alla tv, una partita di calcio disputata in uno stadio vuoto, e poi una giocata in uno stadio gremito, magari un derby, con tanto di coreografie, e ditemi se è uguale… e se è il caso di vietare il tifo organizzato. No! Il tifo organizzato è spettacolo e non criminalità! Inizio ora a spiegare che con queste parole non intendo santificare gli ultrà. Gli ultrà hanno bisogno di soldi per autofinanziarsi, per pagarsi le trasferte e per assecondare la loro passione calcistica che costa soldi. Per far questo mettono in commercio maglie, sciarpe, gadgets vari con il nome e/o il logo del gruppo, come in una vera e propria azienda. Ma non basta! Briciole con cui pagare appena le bollette della luce della sede dei club. Si va allora a ‘parlare’ con la società. In sostanza gli ultrà fanno presente alla società che gran parte degli incassi dei botteghini derivano dalla loro fede ventennale e dalla loro perseveranza nel seguire la squadra… quindi… hanno diritto… NON ad entrare gratis, o ad essere pagati come molti sostengono (gli ultrà PAGANO biglietti e abbonamenti), bensì all’acquisto, quasi in esclusiva, dei biglietti per le trasferte di maggior importanza. Infatti, una volta fatta incetta di tagliandi per la trasferta ‘di cartello’, quella che anche tifosi meno presenti non vogliono perdersi , sarà virtualmente impossibile, per il tifoso comune, venire in possesso di titolo di accesso allo stadio (mi viene in mente per esempio Real Madrid-Roma; Arsenal-Roma; Manchester Utd-Roma; Inter-Roma….). A questo punto, chiunque voglia recarsi in trasferta per assistere a quell’incontro dovrà rivolgersi ai gruppi, i quali avranno predisposto pacchetti viaggio+biglietto, non vendibili separatamente, a prezzi che consentano un notevole guadagno. Praticamente in questo caso gli organizzatori hanno viaggio e stadio gratis, e anche un ulteriore guadagno che sarà reimpiegato nell’acquisto di nuovi materiali, etc… NON per mangiare perché l’ultrà non è un mestiere. Vi garantisco per esperienza diretta, che nel corso di queste trasferte, non verranno a verificarsi incidenti. Gli organizzatori si espongono e vigilano sul comportamento dei tifosi che partecipano al loro viaggio. I problemi e gli incidenti sono causati da ‘cani sciolti’. Da teppisti e delinquenti travestiti da tifosi a cui importa ben poco del calcio o della squadra e per i quali fare casino è un gioco. E qui la colpa non è del calcio, ma delle famiglie che hanno cresciuto ragazzi viziati, ignoranti, privi di valori, irrispettosi, arroganti, prepotenti, insoddisfatti… che prendono a pretesto il calcio, come le manifestazioni, come i g8… per dare sfogo alle proprie pulsioni. Possono anche riunirsi in gruppi organizzati tipo ultrà, ma non sono da considerarsi tali, in quanto le finalità costitutive del gruppo non sono le medesime: gli ultrà vogliono sostenere la squadra, gli pseudo vogliono distruggere e scontrarsi con altri gruppi come loro e con le forze dell’ordine. Quindi senz’altro nelle curve si nascondono individui deviati, ma NON sono loro la curva. Molti dei teppisti partenopei del treno si erano già in passato resi responsabili di disordini e tafferugli anche in contesti extracalcistici. Quindi, per cortesia, finiamola di demonizzare l’ultrà e cominciamo a dare un significato alle parole e a chiamare le cose con il loro nome. Adesso io mi domand:o perché devono essere, come molti sostengono, le società a pagare per il comportamento dei propri tifosi? Che c’entrano le società? Devono controllare? Sono forse forze di polizia? Cosa possono fare più che pagare gli steward e annunciare ripetutamente di tenere un comportamento corretto? Credete davvero che sappiano tutti i nomi di tutti i teppisti? Non è vero! E se io, insieme a trenta miei amici, tutti romanisti, domenica decidiamo di indossare una sciarpa della lazio ed andare a fare i teppisti allo stadio a spaccare tutti deve essere la lazio a pagare? Oppure deve essere il tifoso per bene ad indicare, arrestare, o far arrestare i facinorosi? Adesso ditemi: se domenica andate allo stadio e per caso capitate seduti accanto a qualche facinoroso voi che fate? Lo arrestate, perché tanto anche se quelli sono venti, a voi verranno ad aiutarvi duecento tifosi buoni? Li indicate alle forze dell’ordine rischiando di farvi pestare da qualche amico dei facinorosi? Oppure zitti zitti fate finta di non aver visto e al massimo vi spostate più in là? Se una donna viene scippata in strada cento volte da un balordo, vicino a dieci persone per bene, quante volte su queste cento, una persona per bene cerca di intervenire in aiuto della signora o cerca di fermare il balordo? Una o due su cento! Il teppista, il balordo, il delinquente, suscita insicurezza nel cittadino comune, che preferirà non immischiarsi. Immaginatevi quali tifosi per bene andrebbero a rischiare di farsi pestare dai violenti. La responsabilità deve essere dello Stato. Lo Stato ha il DOVERE di garantire l’incolumità dei propri cittadini; i quali cittadini DEVONO essere liberi di recarsi dove vogliono quando lo desiderano e DEVONO essere liberi di poter assistere in sicurezza a qualsiasi tipo di evento, sportivo e non, senza dover temere per la propria incolumità. Basta con assurdi divieti e assurde decisioni quali i biglietti nominativi. Io compro il biglietto nominativo, per esempio, non sono pregiudicato, entro in curva,e faccio casino. Non sto al posto segnato sul biglietto perché in curva nessuno è al suo posto. Oppure faccio casino fuori. Ma chi mi conosce chi sono? Ma a che serve sto biglietto nominativo? Io c’ero! Sì! E allora? Ecco a che serve! Serve a rompere le scatole alle persone per bene che gli passa la voglia di andare allo stadio e serve ad infastidire la famigliola di due coniugi e tre figli che il buon papà deve andare a fare i biglietti con i documenti di tutta la famiglia, compresi eventuali certificati di nascita o foto autenticate dei figli che hanno meno di quattordici anni per dimostrarne l’identità da stampare sul biglietto. Sempre se poi i biglietti glieli danno perché può essere che deve portarsi dietro anche moglie e magari un amico o un parente, perché nonostante tu porti i documenti per alcuni incontri non puoi acquistare più di due biglietti a persona perché potresti essere un bagarino (che poi puntualmente c’è lo stesso). E allora la povera famigliola decide di guardare la tv perché non è possibile dover fare la fila in tre per prendere cinque biglietti. E non crediate che anche i media non speculino su fatti violenti: le pay tv guadagnano di più se gli appassionati stanno in poltrona a guardare la partita a casa, piuttosto che allo stadio. Ogni ultrà in più è un abbonato in meno alla pay tv. Ecco perché tanta pubblicità ai disordini e perché tanti divieti. Tenere la gente a casa per ragioni commerciali. Pensateci. Tutti alla tv: chi perché ha paura ad andare allo stadio perché possono verificarsi incidenti, e chi non ci può più andare perché è chiuso! Vietato! Ma che ti frega? Basta che paghi la pay tv e divieti non ne hai più! Basterebbe che tante persone pensassero un po’ meno alle loro comode poltrone, alle loro brillanti carriere, e si muovessero concretamente. Cominciando ad assegnare a dirigenti competenti i servizi di ordine pubblico che agiscano in maniera efficace senza dover sottostare a inopportune e inadeguate direttive provenienti dall’alto, che pendono come spade di damocle sulle loro carriere. E basterebbe far rispettare le leggi attuando le pene. Pugno di ferro? Come mai i fermati di domenica scorsa lunedi mattina erano liberi? Basta, mi sono rotto. Potrei continuare a parlare per un anno, ma tanto non serve a niente. MESSAGGIOPER VISUALIZZARE I POST PRECEDENTI IN VERSIONE ORIGINALE, CORREDATI DA IMMAGINI, COLLEGATI A HTTP://ILPOETAMETROPOLITANO.MYBLOG.ITbestiaStammi a sentire. Te lo racconto. Non te lo nascondo. Adesso o mai più. Se ti va. Ti parlo di me. E della bestia che vive in me. Di quell’angoscia che porto dentro. Di quel nodo che ho in gola. Di quel peso che ho sullo stomaco. Faceva caldo quel giorno. Tanto. Troppo. In quel posto bello ma maledetto. Che poteva essere da mille e una notte. Ricco di storia e di storie. E che la pochezza dell’uomo ha reso inferno in terra. Di gradi non so quanti ce n’erano. Tanti. Troppi. Erano leggeri i miei ventun’anni. Pesava la divisa che portavo. Pesava il fucile dietro la schiena. Pesava il mitra in mano. Pesavano le granate nelle tasche del mio jacket. Sudato camminavo insieme agli altri. Pattuglia da sei. Guardavo stanco la povera gente che ci guardava. Occhi nascosti dagli oakley scuri. Pensavo. Ero lì perchè ero in divisa. Ero lì perché sono un soldato. Ero lì perché volevo portare la pace. Dove sta la guerra. Portare da mangiare ai bambini. Medicinali agli ammalati. Ero lì perché credo in una bandiera. Non in chi la rappresenta. Ero lì perché volevo vedere com’era. Mi piaceva vedere i sorrisi delle persone che aiutavo. Una speranza sul loro volto. E sentire la mia anima in pace. A questo pensavo. All’improvviso un lampo. Orecchie che fischiano. Io cieco. Non capisco. Non sento più il mitra in mano. Polvere in gola. A terra. Paura che mi paralizza. Ora vedo e inizio a sentire. Ma intorno a me solo polvere bianca. Urla e spari. E paura in me. E il mitra che non so dov’è. Che non l’ho mai usato fuori da un poligono di tiro. E mi ricordo del fucile che mi preme sulla schiena. E a fatica riesco a sganciarlo. Non respiro quasi più. Spari intorno a me. Mi fanno male le ginocchia. Non mi hanno colpito. Proiettili sibilano vicino. Urla in italiano. Spari vicino a me. Imbraccio il fucile. Tiro il grilletto. Impaurito sparo anch’io. Dritto davanti a me alla cieca. Tre caricatori. Novantasei colpi. Accanto a me qualcuno deve essere stato colpito. Bestemmie e spari. Trovo un riparo. Altri trentadue colpi. Raffiche. Alla fine silenzio. Trenta secondi lunghi una vita. Siamo usciti in sei rientriamo in quattro. Scortati da altri dieci arrivati senza che me ne accorgessi. Ospedale da campo. Tutto bene. Certo. A parte l’ombra sulla mia coscienza e il peso sullo stomaco. Non so se ho ucciso. Non so se ho ferito. So solo che ho sparato perché avevo paura. Per istinto. Perché portavo una divisa addosso. Perché stavo lì. Perché volevo portare la pace dove c’era la guerra. Perché volevo andare per la pace. E ho fatto la guerra. È questa la mia bestia. È questa la mia ansia. È questa la mia angoscia. Oltre ogni ideologia. Io so che noi italiani non siamo gli americani. Noi eravamo davvero lì per la pace. Per portare un sorriso dove c’era il pianto. Per portare un raggio di sole dove era buio. Stavamo tendendo una mano. A una popolazione ostile. Che alla fine ci amava. L’estremismo ci voleva morti. Senza politica. Sarebbe l’ideale. Forse sarebbe pace.per amoreVengo dalla Romania. Per soldi la do via. No. Non mi vergogno di quello che faccio. Vivo bene. Ho qualche soldo in tasca. E tanti ne mando a casa. Alla mia famiglia che se la passa male E che crede faccia la cameriera. Ma caricarmeli sulle spalle È il mio modo di ringraziarli Di quello che hanno fatto per me. Di avermi messa al mondo Nutrita, mantenuta, fatto studiare, senza farmi mancare niente. Privandosi del pane Per darlo a me e ai mie fratelli minori. Oggi, a loro vanno i miei guadagni. Ai miei genitori che mi hanno fatta bella. Tanto bella che molti pagano troppo per me. E ai miei fratelli perché voglio Che loro abbiano Tutto quello che io non ho avuto. Puttana sì. Puttana per scelta. Puttana non perché sono troia. Non perché mi piace. saluti
01:37, 23 August 2008
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Stasera niente poesia! Stasera scrivo in prosa quello che penso. Stasera è tempo di saluti. Saluto quelli che con me, come me, se ne vanno. Sparsi in giro per l’Italia. In questa sede per primo mi viene da salutare il mio amico fabio (lavoriincorso) perché di lui ho grande stima e perché quattro anni insieme (meno una pausa che lui ricorderà e capisce a quando mi riferisco), non si dimenticano. Saluto poi tutti gli altri colleghi, che come me, passeranno ad altro incarico presso un’altra sede… e saluto con affetto tutti quelli con cui ho lavorato negli ultimi due anni. Persone con cui mi sono trovato bene e che meritano tutta la mia stima e il mio rispetto. Ho trovato qualche amico vero… ed in ogni caso, tanta soddisfazione. Spero di rivederli tutti prima o poi. Ho passato bei momenti. Qualche volta ho faticato; mi sono sacrificato; ho avuto, a volte, turni assurdi e sfiancanti, ma sempre, mi sono divertito lavorando. Trovando ogni volta modo di sorridere con chi era con me di volta in volta, anche nei momenti più duri. Mi mancherete tutti. Ciao. brindisi
01:36, 23 August 2008
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Brindo a quelli come noi. A quelli che… Ce l’hanno fatta a crescere. A quelli che nessuno li ha aiutati. A quelli che nessuno gli ha fatto regali. A quelli che hanno sempre pagato. A quelli che quello che possiedono Se lo sono guadagnato sudando A quelli che sanno cos’è il sacrificio. A quelli che vengono Da dove crescere non era facile E nessuno ti spiega la vita com’è. A quelli che vengono da dove è facile perdersi, Ma non si sono persi. A quelli che vengono dalle strade in mezzo ai palazzi. A quelli che sotto la scorza dura che hanno sul cuore Dentro poi sono i migliori. A quelli che nella vita Nessuno li ha mai baciati. A quelli destinati a perdere sempre Che invece, A modo loro, Hanno vinto. a nonno
01:36, 23 August 2008
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Lascio qui un pensiero per te. Lascio qui il mio ricordo di te. Lascio qui queste parole inutili Ma che al contrario di un fiore Non possono appassire Lo sapevo, ma… Non credevo che l’ultima… Fosse l’ultima volta. E poi rammarico Per non averti nemmeno Potuto sentire l’ultima volta …salutare Non ho fatto in tempo. Mi dispiace. Buonanotte. non ci pensareNon starci a pensare. Tanto non lo puoi sapere Quello che poteva essere e non è stato. Quello che hai perduto… Non lo sai… Se era solo un’illusione. Non puoi sapere se quello che hai È meno di quello che avresti avuto Se fosse stato tutto diverso Se avessi scelto diversamente Se il destino fosse stato un altro Qualsiasi cosa avessi fatto o fosse accaduta A portarti altrove Magari dove volevi o dove speravi. Come fai a essere sicuro che sarebbe stato meglio? Non puoi dirlo. E non devi giudicarti prima del tempo. Il tuo viaggio comincia adesso. Magari quella che stai vivendo È la miglior vita possibile per te. storiella della buonanotteRonzio di zanzare nelle orecchie, afa; odore di sudore e orina, lenzuola umide e lercie attaccate alla schiena umida. Prurito; caldo; sete. Si alza dal giacilio di fortuna ricavato in un angolo del tugurio ove vive. Notte. Niente luce. Occhi abituati all’oscurità. Si alza. Sicuro si dirige verso quella che chiama cucina. Odore di decomposizione da un pentolino lasciato da giorni pieno a metà su un lurido fornello elettrico malfunzionante. Sul pavimento di cemento orgia di formiche al lavoro e scarafaggi che si allontanano veloci verso le pareti umide. Pane stantio dimenticato ad ammuffire sul tavolo di legno scadente e marcio posto nel mezzo della stanza. Trova la bottiglia d’acqua. Stappa e beve quel che restava. Calda come piscio. Alcool purtroppo non ce n’è. Peccato. L’avrebbe aiutato a crollare. A sprofondare tra le braccia di uno sporco Morfeo. Vittima di un sonno senza sogni simile ad una dolce morte. Forte. Tentazione dell’oblio per una pseudo vita vissuta per inerzia.
potete trovarmi in ogni discountPotete trovarmi sugli scaffali di ogni discount Non valgo molto Non sono di marca Spesso potete trovarmi anche Su quelle bancarelle che vendono merda Spacciandola per artigianato Non cercatemi tra prodotti esclusivi Provate a guardare tra le offerte speciali O a qualche svendita totale O a qualche asta fallimentare Magari potrete comprarmi Pagando ancora meno che al discount Ma non avete fatto un affare Vi hanno comunque fregati Per avere me Qualunque cifra da pagare È sempre un furto da denunciare Non valgo soldi Al massimo mi potreste barattare Con qualche cianfrusaglia da buttare ringrazio storia di strada
01:26, 23 August 2008
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Cammino lento verso la meta Tempo ne ho da perdere. Mi guardo intorno: pochi passanti. Cartacce a terra. Una signora mi vede: stringe al petto la borsa. Buia la strada, scarsa la luce. Svolto in una via. Tossici comprano roba Da un pusher in un angolo Seduto su quel che resta di un muretto Sporcato da brutti graffiti Indecifrabili e sbiaditi. Vado dritto per la mia strada Ignorando una che vuole un euro. Dritto per la mia strada. Passo vicino a un benzinaio: due tipi saltano sul tubo di una delle pompe sperando di riuscire a spillare un goccio per far ripartire un motorino. Seduto su una sedia lì vicino è appisolato un marocchino. Quando la pompa è chiusa Il rifornimento te lo fa lui. Bar notturno aperto poco più avanti: gestori cinesi. Altri tossici italiani. Rom ubriachi che contano gli spicci rimasti Sperando di poter farsi l’ultimo bicchiere di peroni. Un cane ha cagato sullo zerbino. Un italiano piscia sulla saracinesca della farmacia A mezzo metro dall’entrata del bar. Scavalcando la merda del cane Entro e compro le sigarette. Uno zingaro anziano grida da solo da un tavolino in fondo. Esco e riprendo il mio cammino. C’è uno che vuole una sigaretta: lo ignoro. Mi manda a ‘fanculo. Mi rimbalza. Proseguo dritto Attraverso la strada Sono alla fermata del tram. Di fronte a me tre puttane africane Attendono anche loro un tram Che va nel senso opposto al mio. Parlano a voce alta Nella loro lingua. Aspetto tanto tempo. Da lontano vedo il tram che arriva lento. A quest’ora è vuoto: salgo, mi siedo, mp3… musica che fa da colonna sonora mentre viaggio da una storia all’altra. ancora a ruota
02:37, 19 August 2008
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Te la ripropongo, la ruota libera, stasera che ho bevuto e sono brillo, stasera, che mentre scrivo, sento la musica, scorrere sotto alle parole, stasera, che sono brillo, la ruota libera è un dovere. Stasera. Che avrei voglia di andare ‘a capo’ ogni punto, ma che mi sforzo di non farlo perché questa non è una poesia. Stasera. Che avrei voglia di andare a puttane, ma non lo faccio perché le corna non le ho mai messe e non le metterò mai. Tantomeno con una di quelle. Di quelle di cui ogni tanto scrivo. Ho sonno. Tanto, ma non mi frega un cazzo. Parlo. Tanto l’ho già fatto il danno. Vorrei … insultare chi voglio insultare, ma mi trattengo, perché, anche se non lo sai, sono… scusate non ve lo posso dire chi sono… e… non posso mica dire quello che vorrei. Se vuoi parlarmi davvero, conoscermi sul serio, allora contattami ti do la mia e-mail: desa78asr@yahoo.it. Chiedimi quello che vuoi. Certo, mi rendo conto… non sono più quello di dieci anni fa, ma… non dimenticarti… che solo uno su mille ce la fa . E vorrei andare a dormire, ma dormire è come morire, e io non voglio morire mai, nemmeno se dio lo vuole. Adesso basta, vi lascio, scusate se è poco, ma non sono in gran forma, vi saluto, senza omettere di mandare a ‘fanculo qualcuno… ‘fanculo! A tutti quelli che mi hanno voluto male. GRAZIE
02:07, 19 August 2008
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Grazie. Per averci preso quando eravamo nella merda E per averci portato lì. Un po’ più in alto. Lì. Dove non eravamo abituati a stare. Grazie per averci fatto vincere. Grazie per averci voluto bene. Grazie per aver amato la maglia che amiamo. Grazie per esserti esposto E per aver lottato. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi. Grazie. Per aver ricordato al mondo Che noi Abbiamo insegnato al mondo a camminare.mi vedrete andare via
01:21, 6 August 2008
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Mi vedrete andarmene in punta di piedi Attento a non fare rumore. Come fiocco di neve Cadendo al suolo. Come piuma trasportata dal vento Andrò via. Non verserò lacrime È nel mio destino dover andare. E se così dev’essere Allora piano piano chiuderò la porta; Mi volterò E in silenzio vi darò le spalle. Camminerò da solo Verso altre terre Incontro ad altre storie spogliati adesso
01:18, 6 August 2008
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Spogliati adesso Togliti i vestiti Spogliati adesso Voglio vederti nuda Spogliati adesso Perché voglio guardarti Spogliati adesso Voglio vedere come sei fatta Spogliati adesso No non hai capito Spogliati adesso non intendevo Dire davvero dei tuoi vestiti Ci sarà tempo per quelli davvero Per vedere cosa c’è sotto Spogliati adesso Dai fammi il favore Dai rimuovi quelle barricate Spogliati adesso che voglio vedere Voglio vedere come sei fatta dentro Spogliati adesso della tua apparenza E della tua maschera di indifferenza Spogliati adesso e fatti guardare È’ la tua anima che voglio scoprire Spogliati adesso che voglio vedere Fammi vedere che cos’hai nel cuore Spogliati adesso perchè voglio capire Se per davvero ci possiamo amareSOGNO
Sogno un mondo in cui nessuno muoia. Sogno un mondo in cui nessuno nasca. Sogno un mondo a colori Fatto di pane E di sorrisi di bambini Di sorrisi sinceri Sogno un mondo in armonia Di pace profumata Di fratelli di colori diversi Di una sola razza umana Sogno un mondo dove tutti Possano uscire senza avere paura Sogno un mondo bello come un sogno da sognare Sogno un mondo bello da guardare Sogno un mondo che magari Sogno Un giorno si può fare.
visita il poeta metropolitanoMi faccio pubblicità. Se ti va di sentire l'odore del malumore e il sapore della poesia visita l'altro mio blog:
http://ilpoetametropolitano.myblog.it
ciao. grazie. ruota libera 001Oggi mi viene da pensare che quella a cui appartengo è una sorta di “generazione di mezzo”. La mia generazione ha visto il mondo cambiare ed è arrivata, come si dice, alla globalizzazione. Mi ricordo da bambino il telefono grigio della sip. Mi ricordo alle elementari sull’atlante c’erano l’urss, la jugoslavia e la cecoslovacchia, mi ricordo che mio cugino a casa aveva il “vic20” e si vantava perché i miei zii avevano appena comprato il televisore a colori. Mi ricordo in vacanza coi miei genitori mettevamo i gettoni nel telefono della cabina per telefonare ai nonni e la vacanza all’estero era quasi roba da ricchi. Mi ricordo che si viveva bene con un milione al mese e io crescevo mentre il valore della lira scendeva (e sono un romantico perché ho avuto un brivido mentre scrivevo la parola “lira”). In televisione i cartoni animati erano belli e ai maschietti piacevano i robot e l’uomo tigre e poi crescendo arrivarono holly e benji, ken il guerriero e gigi la trottola… e delle femminucce non lo so bene cosa guardavano però mi ricordo che c’erano georgie, l’incantevole creamy, occhi di gatto, kiss me licia e i miei mini pony… in ogni caso i pokemon, i digimon, i criceti e tutti gli altri sono venuti al giorno d’oggi e a don chuck castoro possono solo fargli una sega. Mi ricordo ad un compleanno mi hanno regalato il commodore 64 e qualche anno dopo papà mi ha comprato l’amiga500! Oggi il telefono della sip a casa non c’è più ho il cordless sul mobiletto in corridoio e sette cellulari buttati nei comodini. Tre schermi al plasma, uno in ogni camera, di 32, 37 e Però adesso basta mi sono stancato di pensare a questi ricordi perché sono stato distratto da un altro pensiero che mi si è sovrapposto mentre stavo scrivendo, riguarda il ricordo di un sabato sera a testaccio in un locale. Stavo con un mio amico in un angolo a bere e a guardare la gnocca ballare quando vediamo seduta ad un tavolo poco lontano un’americana mezza ubriaca che faceva due pompini a due italiani che nemmeno conosceva proprio come si vede in quei filmini che si scaricano da emule. Poi è arrivato il buttafuori che per l’appunto tenendo fede al suo nome l’ha sbattuta fuori e mentre passava vicino a noi ci ha rivolto un sorriso complice (il buttafuori, mica l’americana). Il mio amico ha la battuta pronta non ci pensa e dice “cazzo amico potevi aspettare dieci minuti che ci eravamo appena messi in fila”. A RUOTA LIBERA DIECI ANNI DOPONottata strana. Fuori il tempo è incerto. Io, mentre lei dorme sto sdraiato a pensare e senza volere mi sembra di ricordare che le idee migliori che io abbia mai avuto mi siano venute mentre stavo seduto sul water. Mi viene poi da pensare che nella vita di ognuno ci sono momenti che non si possono descrivere a parole. Momenti in cui qualsiasi cosa si dica sarebbe superflua e non renderebbe l’idea. Io poi non so parlare. L’italiano l’ho dimenticato da quando sono andato a lavorare, a parole mi viene fuori solo il romanesco, al limite lo posso addolcire, ma non lo posso evitare. Per me è meglio scrivere se devo dire qualcosa perché a parole quello che penso non ho quasi mai il coraggio di dirlo. Mi sento ansioso, ansiogeno, nervoso… direi che soffro lo stress. E il mio mestiere non mi aiuta a rilassarmi però… stasera, vado a ruota libera, come quelle notti quando avevo vent’anni… ricordo all’epoca: quando scrivevo sentivo musica che ci scorreva sotto. La musica non esisteva, ma in sottofondo io l’immaginavo e sognavo che i miei testi fossero canzoni, magari rap. Come j ax, come eminem, sognando vasco che era dio. All’epoca… ero spontaneo come oggi: scrivevo sul quaderno, finivo, chiudevo e non rileggevo. E scrivere questa frase quei tempi me li ha fatti ricordare: andavo a scuola per fare sega… facevo sega per restare in cortile a giocare a pallone, fumare e rimorchiare le strappone che non entravano a scuola neanche loro. Le strappone sì… perché quelle sì che la davano e io avevo ora che ci penso meno di vent’anni. I miei anni d’oro infatti… dai sedici ai diciotto! E a quei tempi, di cose sì che ne scrivevo tante, pure troppe, a scuola, quando entravo, sei ore filate seduto scrivevo e quando una ne finivo una mia amica la leggeva, ma una brava ragazza, non una strappona, perché la strappona… nel cervello e nel cuore… è “ornitologa” e chi vuol capire capisca. A quei tempi l’avrei detto, ma oggi sono molto più fine. E lo ammetto, mi piaceva, se qualche donna mi leggeva, vedere la sua faccia che cambiava e immaginare il fiore suo che si schiudeva, ma avevo vent’anni e non ero ancora sul punto di accasarmi, la testa la tenevo ovunque meno che sulle spalle ed ero uno dei tanti come uno dei tanti, un ragazzo come gli altri. A quei tempi a casa non studiavo, aprivo i libri di scuola e in mezzo ci mettevo i fiori del male di boudelaire e io avrei voluto essere anch’io un poeta maledetto. Se invece ero stanco… scattava topolino, oppure dylan dog. Scrivevo, tanto, spesso merda, spacciandomela per arte e quello che scrivevo però non mi piaceva eppure vi dico che era meglio di quello che scrivo ora… forse perché ero meno duro di oggi. La vita ancora non la conoscevo, esperienza non ne avevo; di alcol e hashish quando potevo abusavo e la mia percezione della realtà era stravolta e allora la mia sensibilità risultava più elevata… e a quei tempi chi ci pensava… che un giorno pure io sarei stato laureato, ma stasera andrò a dormire in pace pure se vado in bianco perché per una volta ho scritto come non facevo da dieci anni. Dieci anni fa… era questa per me… la ruota libera. Dieci… dodici… quindici anni fa scrivevo così. A volte. Di solito scrivevo poesie e frasi varie…poi ogni tanto c’era uno sfogo simile, ma vergato rigorosamente a penna su quaderno… e i termini usati… non erano mezzi! Erano estremamente più espliciti e coloriti di quelli adoperati stasera. Quello qui sopra sono io? Non si sa. Un po’ sì e un po’ no. Questa è stata la mia nuova e forse ultima ‘a ruota libera’. Magari un giorno proporrò quelle di un tempo. Punti di vista: dite la vostraRitengo possa essere interessante pubblicare periodicamente copia, in forma anonima, delle lettere inviate dai cittadini ai principali quotidiani nazionali, inerenti temi di attualità, e da questi pubblicate. Vuole essere un modo per confrontare le nostre opinioni riguardo ad argomenti che sembrano essere, sono, oggi tra i più discussi dagli italiani. DITE LA VOSTRA.
ENERGIA NUCLEARE Ma il futuro è nel fotovoltaico
"Il problema dell'approvvigionamento energetico è grave e urgente. Secondo alcuni scienziati l'energia rinnovabile, che il sole ci fornisce gratis, risolverebbe, a breve, quasi tutti i nostri problemi energetici. Siamo poi tanto sicuri che la decisione governativa di costruire centrali nucleari sia la soluzione migliore? Non possedendo sul nostro territorio la materia prima, cioè l'uranio, non saremmo sempre alla mercè di governanti di Paesi esteri, nostri futuri fornitori? L'approvvigionamento solare non costa nulla e con l'installazione individuale di pannelli fotovoltaici si contribuirebbe al decentramento energetico attuando una (parziale) democrazia energetica immune da attentati, catastrofi, terremoti, ecc. ..."
LEGGE MERLIN Necessario riaprire le case chiuse
"Sono cinquanta e li dimostra tutti. La legge Merlin che disse no alle case chiuse, rimane un problema aperto. I dati sulla prostituzione fanno schizzare gli occhi fuori dalle orbite. Pare che 9 milioni di clienti bussino ogni mese alle gonne di fanciulle, ordinate lungo viali e vialetti anche sotto casa nostra. Il giro d'affari è stratosferico e le organizzazioni malavitose ci vanno a nozze. Siccome la prostituzione ci sarà sempre, eliminiamo almeno lo schifo della mercificazione all'aria aperta. Togliamo i lucchetti."
EMERGENZA RIFIUTI Senza discariche immondizia in casa
"Quando si evidenziano siti per farci le discariche, è normale che la gente possa non essere d'accordo, è normale la richiesta di spiegazioni, che talvolta evolve in protesta. Non ci sarebbe niente di cui stupirsi se ci si limitasse solo a quelle cose. In Campania, invece, sembra che non si possa fare a meno della violenza; addirittura c'è chi minaccia di strappare il proprio documento d'identità paventando di diventare "anti stato"; qualcun altro parla di "intifada monnezzara": non ci sono parole. Capisco che le discariche possano non piacere, ma non è giusto neanche aspettare che le castagne dal fuoco le tolgano altre regioni, o addirittura altri Stati. Se proprio non le vogliono tengano pure l'immondizia sotto le finestre di casa... ma che non si lamentino dopo, però."
Ho scelto queste tre lettere in particolare in quanto pur essendo critiche nei confronti dei problemi affrontati tentano di proporre soluzioni alternative, senza limitarsi a fare polemica sterile e senza apparire faziose o eccessivamente di parte. Sembrano, a mio parere, sufficientemente moderate e significative.
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